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Vivian Maier – La tata fotografa

  • 5 Settembre 2016

Vivian Maier è stata una fotografa statunitense, della cui attività artistica non si sapeva nulla fino a pochi anni prima della scomparsa.

La scoperta della sua opera

Come spesso succede a tanti personaggi sconosciuti o semisconosciuti durante la loro vita, Vivian Maier è arrivata alla ribalta dopo la sua morte. Soprattutto la sua numerosa quantità di negativi, che sono stati scoperti per caso nel 2007, grazie alla tenacia di John Maloof, anche lui americano, giovane figlio di un rigattiere.

vivian mayerJohn Maloof durante il 2007, era impegnato in una ricerca sulla città di Chicago, ed essendo privo di materiale iconografico a disposizione, decise di comprare in stock per la cifra di 380 dollari in un’asta, il contenuto di un box pieno di oggetti di varia tipologia. Tale box era appartenuto ad una donna fino all’esproprio per legge che aveva smesso di pagare i canoni di affitto.

Tra i vari oggetti contenuti all’interno (cappelli, vestiti, scontrini e perfino assegni di rimborso delle tasse mai riscossi), Maloof trovò una scatola il cui contenuto era composto da centinaia di negativi e rullini ancora da sviluppare. Dopo aver stampato alcune foto, Maloof le pubblicò su Flickr ottenendo un forte interesse da parte del pubblico e l’incoraggiamento della community ad approfondire la sua ricerca.

La ricerca

Incuriosito iniziò delle indagini sulla donna che aveva scattato quelle fotografie. Dopo un po’ riuscì a scoprire che Vivian non aveva famiglia ed aveva lavorato per una vita come baby-sitter perlopiù a Chicago. Durante il tempo libero o periodo di vacanza lo trascorreva  scattando fotografie di vita quotidiana di città come New York, Chicago e Los Angeles.

Le sue foto sono perlopiù fotografie di strada e può essere considerata come precursore di questo genere. Scattò anche molti autoritratti, caratterizzati dal fatto che non guardava mai verso la macchina fotografica, utilizzando spesso specchi, vetrine come superfici riflettenti.

Dopo la sua scoperta, Maloof ha svolto una grande attività di divulgazione delle opere fotografiche di Vivian, organizzando mostre in tutto il mondo. Vivian Maier, utilizzava come macchina fotografica una Rolleiflex e una Leica IIIc.

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Il segreto di una tata.

La vita di Vivian Maier è stata ricostruita da John che è andato alla ricerca di testimonianze negli Stati Uniti. Di aiuto sono stati le famiglie presso le quali ha vissuto durante il suo lavoro. La parte francese della sua biografia è stata ricostruita grazie al lavoro dell’associazione Vivian Maier et le Champsaur che ha cercato testimoni nel Champsaur, la valle d’origine della sua famiglia materna nelle Alte Alpi.

Le origini

Vivian Maier nacque a New York, il 1º febbraio 1926. Il padre Charles era di origine austriaca, i genitori erano emigrati in America, mentre la madre Maria Jaussaud, era nata in Francia nel 1897, a Saint-Julien-en-Champsaur dove visse fino alla sua partenza in America.

A New York Maria e Charles si conobbero e successivamente si sposarono nel 1919. Da questa unione nacquero due figli, prima un maschio, William Charles, nel 1920, e poi, nel 1926, la figlia Vivian.

Il divorzio dei genitori

Dopo il divorzio dei genitori nel 1929, il figlio fu affidato ai nonni paterni e Vivian rimase con la madre, che si trasferì presso un’amica francese che viveva nel Bronx, Jeanne Bertrand, nata nel 1880 non lontano dalla valle di Champsaur.

Jeanne era fotografa professionista,  fu lei a trasmettere a Vivian la passione per la fotografia.

Il periodo francese

Parte dell’infanzia di Vivian si svolse in Francia, dai sei-sette anni fino ai dodici. In quel periodo, Vivian parla francese e gioca con i bambini della sua età; Maria, sua madre, scatta alcune fotografie che testimoniano del loro soggiorno.

Il 1º agosto 1938 Maria Maier e sua figlia ripartirono per gli Stati Uniti dove di nuovo vi si stabilirono. Dopo la seconda guerra mondiale, però, Vivian Maier all’età di 24-25 anni, tornò in Champsaur per mettere all’asta una proprietà che le era stata lasciata in eredità. In attesa della vendita, Vivian, con due apparecchi fotografici a tracolla, percorse la regione, facendo visita ai membri della sua famiglia e riprendendo molte immagini.

Il ritorno in America

Vivian MayerLa giovane donna ripartì nell’aprile del 1951 per New York. Con il ricavato della vendita, comprò una fotocamera Rolleiflex professionale, e viaggiò nel Nord america. Successivamente iniziò a lavorare come bambinaia presso una famiglia di Southampton, prima di stabilirsi definitivamente nel 1956 a Chicago, dove continuò a fare la bambinaia.

Vivian Maier aveva 30 anni al suo arrivo a Chicago, dove era stata assunta dai coniugi Gensburg per prendersi cura dei loro tre ragazzi. Vivian non amava fare la bambinaia, ma non sapendo che altro fare, esercitò questo mestiere per quarant’anni.

Presso questa famiglia aveva un bagno privato che utilizzò anche come camera oscura, attrezzandola per sviluppare i negativi e i suoi film. Diede libero sfogo alla sua passione per la fotografia, ad ogni occasione, immortalava scene di vita quotidiana nelle strade con i suoi abitanti, bambini, lavoratori, persone di buona società e personaggi famosi come pure miserabili, mendicanti ed emarginati.

Un lungo viaggio

Mentre lavorava dai Gensburg, questi dovettero ricorrere ad una temporanea sostituita in quanto Vivian intraprese da sola, tra il 1959 e il 1960, un viaggio intorno al mondo, visitando le Filippine, la Thailandia, l’India, lo Yemen, l’Egitto, l’Italia e infine la Francia con un ultimo soggiorno a Champsaur. Diventati grandi, i figli dei Gensburg non ebbero più bisogno di una tata e Vivian Maier andò via dalla famiglia per continuare la sua attività in altre famiglie. Da quel momento smise di sviluppare e di elaborare i suoi negativi e decise di passare alla fotografia a colori con diverse fotocamere, tra cui una Kodak e una Leica.

vivian mayer

La morte della madre

Sua madre morì nel 1975 e Vivian, all’età di 49 anni, si ritrovò sola, ma sempre animata dalla passione per la fotografia, continuò a lavorare come bambinaia.

Nel 1987 si presentò ai coniugi Usiskin, suoi nuovi datori di lavoro, portando con sé 200 casse di cartone contenenti il suo archivio personale che furono immagazzinate in un box. Dal 1989 al 1993 Vivian si prese cura di Chiara Bayleander, una ragazza con handicap mentale e le sue casse furono sistemate in un deposito di proprietà del suo datore di lavoro.

Le difficoltà

Col passare degli anni, Vivian si trovò ad attraversare periodi con difficoltà finanziarie. Le sue casse furono sistemate in un box di un magazzino preso in affitto. Alla fine degli anni ’90 i fratelli Gensburg, con i quali aveva mantenuto un legame andandoli a visitare in varie occasioni quali matrimoni, lauree e nascite, ecc. Fu rintracciata in un piccolo alloggio economico e la portarono in un grazioso appartamento a Rogers Park occupandosi di lei.

L’incidente

Sul finire del 2008, ebbe un incidente cadendo sul ghiaccio e battendo la testa, per cui fu ricoverata in ospedale. I fratelli Gensburg per garantirsi che avesse le migliori cure la fecero trasferire in una casa di cura a Highland Park.

Nonostante queste affettuose attenzioni, Vivian Maier morì dopo poco tempo, il 21 aprile 2009, senza che né lei né i Gensburg sapessero che due anni prima, a causa degli affitti di stoccaggio non pagati, il suo box era stato messo all’asta e prima che John Maloof, che cercava sue notizie e voleva valorizzare la sua opera, potesse trovarla e incontrarla.


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