Le basi

La pellicola fotografica

  • 10 Novembre 2017

La pellicola fotografica, quando i ricordi restavano “impressi”.

La pellicola fotografica è il supporto principale su cui si è basata la fotografia successivamente alle lastre in vetro, fino all’era digitale.

L’avvento della tecnologia ha portato alla sostituzione di questo supporto con schede di memoria, con possibilità di capienza inimmaginabili per la pellicola. Ma come per il vinile, anche per la pellicola c’è una seconda vita.

Sempre più persone, da semplici appassionati ai professionisti, stanno riscoprendo la bellezza di questo supporto.

Descrizione

Il materiale di cui è formata la pellicola fotografica è un sottile nastro trasparente, triacetato di cellulosa o sintetico, cioè di poliestere. Gli altri strati posti sopra di questo sono di tipo sensibile. Una emulsione di micro cristalli di alogenuro d’argento sparsi in maniera   uniforme sul supporto.

La sensibilità alla luce è data dai cristalli di alogenuro, prodotto combinando il nitrato d’argento con sali di alogeni (cloro, bromo e iodio) e può essere variata modificando le dimensioni dei cristalli. [1]

Sulle pellicole in bianco e nero è presente un solo strato di emulsione fotosensibile, diversamente, su quelle a colori ci sono tre strati sensibili alle diverse frequenze di luce visibile. Per imprimere i colori sul supporto, l’emulsione utilizza la sintesi cromatica sottrattiva.

la pellicola fotograficaQuesti strati sono posizionati uno sull’altro, dove il primo strato è sensibile al rosso, il secondo al verde e il terzo al blu. Tra il secondo e il terzo strato è presente uno strato filtro di colorante giallo per evitare il passaggio del blu verso gli strati inferiori.

Quando la pellicola è esposta alla luce attraverso l’obiettivo, viene impressa un’immagine non visibile, detta latente.

Per rendere visibile questa immagine, la pellicola fotografica va trattata con soluzioni chimiche diluite in acqua. Il procedimento tecnico di questo processo è detto “sviluppo“.

La fotografia sviluppata è costituita da sottile particolato di argento metallico (B&N), ma con i toni chiaro/scuro invertiti; è invece composta dai tre strati uno sopra l’altro di coloranti complementari ai colori primari originali. Per questo motivo la pellicola sviluppata è detta “negativa“.

Tipi di pellicola

La pellicola fotografica si può dividere in due tipi; ossia: negativa e invertibile (diapositiva).

La negativa dopo lo sviluppo rivela un’immagine in negativo, quindi per visualizzarla correttamente, è necessario stamparla su carta fotografica negativa.  Dopo questo processo ( sviluppo e fissaggio) ci ritroviamo un’immagine positiva.

Al contrario della negativa, la pellicola invertibile o diapositiva, alla fine del processo di sviluppo, detto inversione, è pronta all’uso, in quanto fornisce sul supporto stesso l’immagine positiva, pronta per essere proiettata.

Altre particolarità della pellicola fotografiche sono la sensibilità e la grana. La sensibilità indica la velocità della pellicola ad essere impressa dalla luce. Minore è la sensibilità maggiore sarà il tempo per imprimerla e viceversa.

La grana invece non è altro che i microscopici cristalli di alogenuro di argento presenti nell’emulsione della pellicola.

Pellicole istantanee

La Polaroid mise in commercio nel 1948 una particolare macchina fotografica con una cartuccia al poste del rullino. Questo sistema permetteva all’utilizzatore di avere un’immagine positiva in  bianco e nero in pochi istanti dallo scatto. Le immagini fornite da questo sistema erano di piccolo formato e quadrate.

Questa cartuccia conteneva per ogni singolo scatto sia la pellicola negativa che la carta positivo, una fialetta con i chimici di sviluppo e trasferimento a contatto d’immagine. Tirando la linguetta sporgente, il negativo e il positivo uscivano dalla fotocamera insieme accoppiati, dove all’interno erano presenti i reagenti chimici. Separati questi elementi si otteneva il positivo (unico) e un negativo non più utilizzabile.

Negli anni sessanta fu introdotto in commercio dalla stessa Polaroid un film-pack a colori basato sullo stesso sistema. Successivamente nel 1972 introdusse il sistema SX-70, con una nuova pellicola in cui le parti (negativo, positivo e reagenti) erano tutti contenuti nella fotografia espulsa automaticamente dopo lo scatto. Era possibile anche vedere la fotografia comparire sul supporto.

Agli inizi degli anni 80 anche Fuji e Kodak entrarono in commercio con il medesimo sistema istantaneo. La Kodak produsse il sistema Kodak Instant che fornivano immagini rettangolari invece che quadrate.

Difetto di reciprocità

Il difetto di reciprocità, è la relazione tra diaframma, tempo di esposizione e la sensibilità della pellicola. Questa relazione è lineare tranne quando il tempo di esposizione è troppo breve o troppo lungo. In queste situazioni le parti sensibili della pellicola non reagiscono al medesimo modo, provocando sensibilità alla luce insufficiente (sottoesposizione).

I formati

Le pellicole fotografiche possono essere suddivise in diversi formati.

Pellicole piane.

  • Sono contenute all’interno di involucri, sono dette anche pellicole di grande formato ad uso professionale. Vengono caricate una alla volta in camera oscura su dei telai per fotocamere da studio.
  • caricatori con pellicole sovrapposte di medio formato da inserire nella fotocamera in piena luce.

Le pellicole piane sono anche chiamate lastre.

Per le pellicole a nastro.

E’ un’involucro contenenti due bobine che man mano che si scatta, la pellicola passa da una bobina all’altra.

Medio formato

Sono dei rullini avvolti su un rocchetto in plastica con una carta protettiva sul retro per tutta la lunghezza (es. 120) o solo la protezione di un nastro leader, formante le spire più esterne (es. 220). Destinati prevalentemente a professionisti ed utenti esperti, in possesso di fotocamere medio formato. [1]

Formato 35 mm

pellicola cinematograficaDal cinema deriva il formato 35 mm per la fotografia, che è identico anche per numero di perforazione. Mentre in quella cinematografica il fotogramma era in posizione orizzontale e della dimensione di 24 mm x 18 mm, in quella fotografica il fotogramma è verticale e di 24 mm × 36 mm.

Questo formato è quello più popolare nella fotografia su pellicola, soprattutto per il fatto che venne usato da Oskar Barnack per la Leica.[1] Per questa tipo di applicazione fu creato il caratteristico contenitore che permette di caricare e scaricare la pellicola senza che questa reagisca alla luce.

Questo formato ha permesso di progettare e commercializzare macchine più piccole ed ergonomiche. Un formato di uso generico utilizzato in larga scala, dai dilettanti, ai professionisti. Il peso ridotto ne ha fatto l’attrezzatura d’eccellenza per il foto giornalismo, la fotografia sportiva e di viaggio.

 

 

 

 

 

 

1) Wikipedia

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